Cantami dolci ninne
ai primi raggi del mattino.
Timidamente  
si allungano nella tua stanza
e con dita
tremolanti
scoprono la tua pelle.

Ed essa è petali di rose
soffici  e cedevoli
allo sfiorar
delle carezze.

Si son dischiusi
dal turgido abbraccio di bocciuoli
nella rugiada della notte.

Adagio il mio capo
sul morbido guanciale
e ascolto l’eco
della madre terra.

E come al primordiale tocco di campana
della vita
dilazionato è il limite.
E del presente
lo  spazio e il tempo 
cedono le coordinate sbarre.

E sono in un tuttuno  
adagiato: 
sulla cedevole piaggia  
di arenari lidi,
sul manto erboso
di svettanti precipizi,
sul verde piano
di tenerelle spighe.

Sento
 il tuo battito vitale, 
 la tua voce  protettiva,
 il tuo profumo familiare
in un grogiuolo di sensi
e d’emozioni:
 ruggito di marosi in corsa
sbavanti nell’aria
 salsedine spuma,
 mormorio sommesso